Il Teatro Grande in Pompei non è stato costruito in un unico momento, ma ha attraversato diverse fasi di costruzione, ricostruzione e restauro nel corso di diversi secoli. Ogni restauro racconta una storia di ricchezza e importanza delle arti nel mondo antico, oltre che della vita sociale e politica della città.
Le origini del teatro risalgono all'età sannitica, ma la struttura è stata completamente rifatta nel II secolo a.C. In seguito, intorno all'80 a.C, in contemporanea con la costruzione del Teatro Piccolo, vennero effettuati diversi lavori principalmente sulla zona della cavea, che fu ampliata di circa dieci metri. Il teatro presenta uno stampo prettamente ellenistico, seguendo l'abitudine dell'antica Grecia di costruire teatri nelle vicinanze di un'area sacra, e si apriva su uno splendido panorama dominato dalla valle del Sarno.
Intorno al 2 o 3 a.C, durante il mandato di Marco Holconio Rufo come duoviro di Pompei, il teatro fu sottoposto a un restauro totale grazie alle sovvenzioni della gens Holconia, una delle famiglie più importanti di Pompei impegnate nelle coltivazioni di viti. Il restauro fu affidato al liberto Marco Artorio Primo. A seguito del terremoto del 62, che danneggiò parzialmente la struttura, la scena venne rifatta completamente, venendo poi sepolta sotto le ceneri e i lapilli dell'eruzione del Vesuvio del 79.
Il teatro ha una forma a ferro di cavallo e fu realizzato interamente in opera incerta. La cavea poteva ospitare circa cinquemila spettatori ed era divisa in tre parti: l'ima cavea in marmo per i decurioni, la media cavea per le corporazioni e la summa cavea con posti limitati. Una caratteristica inusuale per questo tipo di edifici era la presenza di una gradinata che poggiava su un corridoio con volte a botte, che furono sicuramente aggiunte in secondo momento. La scena era decorata con un'imitazione di un palazzo principesco e, nei mesi più caldi, l'intera struttura veniva coperta con un velarium.
Sources: Wikipedia, OpenStreetMap, Wikidata, Wikimedia Commons
Written by Nicolo Ciampini
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